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Prescrizione sociale: un’opportunità per costruire salute e comunità. Valentina Blandi – Toscana Oggi 9 agosto 2026

«Dottore, non so cosa mi fa male, ma mi fa tanto male. La prego, mi dia qualcosa». Una richiesta
che racchiude spesso un bisogno che nessun farmaco, da solo, può soddisfare e che d’ora in poi –
grazie alle Linee guida regionali sulla prescrizione sociale (Delibera Regione Toscana n. 943 del 27
luglio 2026), le prime in Italia – il medico di medicina generale potrà valutare nella loro
complessità, prescrivendo non solo farmaci, visite ed esami, ma anche passeggiate all’aria aperta,
attività culturali, cinema o musei.

E poco importa se il cittadino – giovane o anziano, con fragilità o vulnerabilità, a rischio o con
dipendenze in atto – viva in un piccolo borgo lontano dalle opportunità offerte dalle città, perché
la prescrizione sociale è, in realtà, una prescrizione rivolta all’intera comunità. Anzi, è una
prescrizione che crea comunità attorno a un progetto di salute per tutti. Un percorso di
prescrizione sociale, infatti, richiede una integrazione tra servizi, attività accessibili e luoghi che
diano coerenza e significato al percorso di salute della persona e in cui cresca senso di
appartenenza alla comunità.

L’obiettivo delle Linee guida è infatti quello di aiutare, innanzitutto, gli ambiti sanitario, sociale e
culturale di un territorio a dialogare tra loro: individuare i bisogni sui quali attivare la prescrizione,
definire le attività da proporre e gli indicatori con cui valutarne gli esiti.

Chiamati in causa non sono solo i medici, ma anche assistenti sociali, educatori e tutti i
professionisti afferenti alle istituzioni sanitarie, sociali e comunitarie, con l’obiettivo di co-costruire
insieme al cittadino un percorso nel quale egli sia protagonista del proprio processo di salute.

L’approccio scientifico che sta alla base della prescrizione sociale è quello del benessere bio-psico-
sociale e salutogenico: la salute non è semplicemente assenza di malattia, ma un processo
attraverso il quale la persona tende, da protagonista, al massimo benessere possibile lungo il
continuum salute-malattia.

E se la persona non coincide con la sua malattia, ma quest’ultima incide soltanto sulla sua
possibilità di stare bene, allora le organizzazioni sanitarie e sociali devono dialogare non solo per
diagnosticare le patologie e assistere efficacemente chi ne è affetto, ma soprattutto per aiutare
ciascuno a raggiungere il massimo livello di benessere possibile, dal primo all’ultimo giorno della
propria esistenza.

In questo senso, le Linee guida sulla prescrizione sociale individuano una strada e un orientamento
pratico attraverso i quali forse riuscire finalmente a realizzare quell’integrazione socio-sanitaria
che auspichiamo da oltre venticinque anni, a partire dalla legge quadro n. 328 del 2000.

Perché, se un’integrazione di risorse e di uffici è stata realizzata sul piano istituzionale, il cittadino
rischia ancora oggi di ammalarsi di più nello smarrimento di dover capire cosa fare, dove andare e
a chi rivolgersi per ricevere un supporto.

Le Linee guida sulla prescrizione sociale, pur avendo natura orientativa, esprimono oggi un
indirizzo molto chiaro. Se vogliamo costruire comunità locali capaci di generare salute, le
istituzioni sanitarie e sociali più vicine ai cittadini non possono progettare gli interventi senza
valorizzare le energie, le risorse e le iniziative culturali, sociali e produttive presenti nei singoli
territori.

Le sfide che le Linee guida pongono ai territori sono molteplici. Saremo in grado di far dialogare le
politiche sanitarie, sociali, culturali, del lavoro, sportive e ambientali attorno a progetti che
generino salute per tutti? Sapremo valorizzare le risorse delle cosiddette aree interne? Di
riconoscere le scuole come presidi educativi per l’intera comunità, le biblioteche come presidi
culturali, le parrocchie come presidi spirituali, educativi e culturali, le RSA come presidi socio-
sanitari, i parchi, i sentieri, i laghi e i boschi come luoghi di promozione della salute, dello sport e
della cultura?

E nelle città, ricche di musei, teatri, eventi artistici, culturali e sportivi di ogni genere, saremo in
grado di costruire un linguaggio e una visione comuni che aiutino a mettere queste risorse a
disposizione delle persone più fragili e vulnerabili?

Fin qui abbiamo parlato dell’opportunità e della sfida di costruire un sistema organizzativo capace
di fare prescrizione sociale. Non possiamo però dimenticarne la necessità, quale fondamentale
strumento di prevenzione.

Creare punti di riferimento locali nei quali le persone possano imparare a prendersi cura della
propria salute sarà certamente difficile, impegnativo e costoso. Ma è sicuramente meno costoso
che rinunciare, progressivamente, a un Servizio sanitario nazionale che, se oggi è in affanno,
rischia nei prossimi anni di crollare sotto il peso dell’invecchiamento demografico della
popolazione e, soprattutto, delle patologie ad esso correlate.

L’istituto della prescrizione sociale non interviene, naturalmente, sul fenomeno
dell’invecchiamento demografico, ma può incidere profondamente sul modo in cui si invecchia. Il
suo obiettivo è aiutare le persone a invecchiare in salute.

In questo senso ha l’ambizione di occuparsi della prevenzione in una prospettiva realmente
olistica, spingendo concretamente le politiche regionali e locali a dialogare tra loro a partire dal
bisogno di salute delle persone. Perché una popolazione che gode di buona salute, oltre al valore
umano e sociale che questo rappresenta, è anche una popolazione più autonoma, più partecipe,
più produttiva e meno esposta al ricorso a cure sempre più costose.

In conclusione, le Linee guida regionali rappresentano un’opportunità importante, ma il loro
successo dipenderà dalla capacità dei territori di trasformarle in pratica quotidiana. Forse la
domanda più importante, allora, non è se la prescrizione sociale funzionerà, ma se saremo disposti
a considerare la salute come una responsabilità condivisa. Se sapremo farlo, la prescrizione sociale
potrà diventare molto più di una nuova modalità di presa in carico: potrà essere l’occasione per
costruire comunità più coese, più inclusive e, proprio per questo, più sane.