Sentiamo nel cuore la necessità di esprimere la piena contrarietà alla legislazione appena approvata in Francia sul suicidio assistito. Facciamo un appello all’intelligenza ed al cuore di tutti gli uomini di buona volontà: ‘Non aprite quella porta!’. La porta che spalanca la strada alla morte divorera’ l’umanità, soprattutto quella più fragile e debole che invece di ricevere amore, vicinanza, accompagnamento e affetto riceverà MORTE! Prima per gli anziani e malati, poi gli adulti, poi i maggiorenni, poi per i bambini come già avviene in Olanda.
Uneba opera nel settore dell’assistenza agli anziani e fragili e grida: ‘Non aprite quella porta!’. Non vogliamo giungere al momento nel quale il malato invece di essere rassicurato dalla visita del medico avrà paura a vederlo avvicinare…un momento di debolezza e smarrimento e si elimina una vita! No, non è possibile percorrere questa strada senza perdere l’umanità! Stiamo attenti, non si tratta neppure di cercare di ridurre la sofferenza e l’accanimento terapeutico perché tutti noi siamo comunque contrari all’accanimento terapeutico ed alla sofferenza per la quale vi è gia il percorso importante delle cure palliative che merita di essere potenziao. In questo caso siamo su un altro piano! Si tratta di una riflessione che scava più in profondità e pone l’interrogativo: ‘Cos’è l’uomo?’, ‘Quanto vale la sua vita?’. Sì, alla fine si tratta di una differenza fondamentale tra due visioni antropologiche, profondamente differenti. Da una parte coloro che ritengono che la vita umana ha un valore ‘in funzione’ di quanto produce, di quanto è bella, di quanto è forte, di quanto vale ‘esser vissuta’, di quanto non sia di disturbo o di ‘peso’ a nessuno! Dall’altro una visione antropologia che riconosce la ‘vita umana’ come valore ontologico in sé che nessuno si può permettere di interrompere. Così la vita del ricco e forte ha un valore identico a quella del povero e debole, del giovane come dell’anziano, dell’ultimo dei bambini poveri come quella del Presidente degli Stati Uniti! Anzi, in questa prospettiva la vita della persona più fragile, anziana e debole, proprio in quanto valore assoluto, deve essere accolta e sostenuta, supportata, aiutata ancora di più perché ha un valore inestimabile come qualsiasi ‘vita umana’. Noi siamo decisamente assertori di questa seconda visione antropologica…anche perché, quando si arriverà a decidere ed ad interrompere la ‘vita dell’uomo’, si sa quando si inizia e non si sa dove si finisce…e un errore in questo campo è un errore sulla vita di un uomo: il bene più inestimabile di questo mondo! Non aprite la porta della morte!
