Che grande festa quella dei Santi! Oggi ricordiamo fratelli che ci hanno preceduto in questo mondo ed – vivendo alla sequela di Cristo – ora sono nel Paradiso e, per quel gran mistero della ‘Comunione dei santi’ – sono vicini a noi e pregano per noi in una ‘continuità di vita’ che non ha fine!
Il Vangelo di questa domenica è quello delle Beatitudini, che non sono altro che la descrizione del volto di Gesù e la mèta di ogni cristiano. Sono contenute nel cosiddetto “Discorso della montagna”, che si è inciso profondamente nel cuore degli ascoltatori: pur invitando a rovesciare ciò che ha valore nel mondo, le parole di Gesù comunicavano infatti una pienezza attraente, ricca di gioia.
Vogliamo sapere chi sono i santi, che oggi ricordiamo e festeggiamo? Sono esattamente questi: coloro che hanno impegnato tutta la vita per mettere in atto e conformarsi a questo modello – Gesù – in una conversione progressiva ma costante alla volontà del Signore.
Santa Teresa d’Avila diceva: “È chiaro che la somma perfezione non sta nelle dolcezze interiori, nei grandi rapimenti, nelle visioni e nello spirito di profezia, bensì nella perfetta conformità del nostro volere con quello di Dio, in modo da volere, e fermamente, quanto conosciamo essere di sua volontà, accettando con la medesima allegrezza tanto il dolce quanto l’amaro, come Egli vuole”. L’esercizio delle virtù è il germoglio dell’appassionata disponibilità per Dio, così che la sua volontà e la nostra diventano una sola volontà in un consenso pronto e libero”. (cfr. Leone XIV, 13 novembre 2025)
Tornando alla festa di oggi: i santi sono fari luminosi per la nostra quotidianità, esempi di fede piena e di gioia contagiosa; sono coloro che sanno qual è la felicità autentica e la sperimentano già da questa vita. Romano Guardini scriveva: Scuotono il mondo a partire dal cielo.
La prima lettura ci descrive un Paradiso popolatissimo: “una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare”. Ma non sono solo quelli che troviamo scritti nel calendario: oltre i santi “da altare”, ci sono quelli sconosciuti ai più, persone “normali”, con le stesse nostre fragilità, che hanno cercato però di mettere l’amore in ogni aspetto della quotidianità; l’amore riempiva il loro cuore e dava senso a tutto, quel “grande amore che ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!” (seconda lettura).
Il Battesimo ci ha resi figli di Dio e la vita è un lento e paziente cammino per rendere questa realtà sempre più manifesta. Ogni santo, con il proprio carattere, i propri errori, le proprie cadute, le proprie lotte mostra il cammino per arrivare alla perfezione: rialzarsi ogni volta; lasciarsi amare e aiutare da Dio per diventare quello che Egli ha predisposto per ognuno; corrispondere a quel progetto, a quella vocazione alla santità che ognuno di noi, senza eccezione, ha ricevuto, cercando continuamente di rinnovare se stessi.
Santa Bernardette diceva: “Vorrei scrivere dei santi i loro difetti e come hanno fatto per correggerli e questo varrebbe di più di tutti i miracoli”.
Quindi, resi figli di Dio nel Battesimo, alla scuola delle Beatitudini impariamo a vivere da figli. Sant’Agostino le definiva “la perfetta descrizione della vita cristiana”.
Il “beato”, allora, non è colui che non ha problemi, che vive sereno e senza lotte; che, apparentemente, è da invidiare perché sembra che non gli succeda mai niente. Vero beato è colui che non si accontenta della mediocrità, non gli basta la sufficienza, ma cerca ogni giorno di IMPARARE DA GESÙ come pensare e operare, sceglie la Sua logica anche se a volte è scomoda, ha un solo desiderio: vivere in comunione con Dio già da questa vita, fidandosi della promessa di Gesù: “Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.
Chiediamo oggi aiuto a questi nostri fratelli santi perché possiamo diventare, come loro, plasmabili nelle mani di Dio, lasciando che Egli ci faccia santi alla sua maniera. Le Beatitudini possono sembrare esigenti e a volte incomprensibili alla ragione umana, eppure esse “restano un paradosso solo per chi ritiene che Dio sia diverso da come Cristo lo rivela” (Leone XIV 1 febbraio 2026).
“Le Beatitudini innalzano gli umili e disperdono i superbi nei pensieri del loro cuore (cfr Lc 1,51-52). Perciò chiediamo l’intercessione della Vergine Maria, serva del Signore, che tutte le generazioni chiamano beata.” (Leone XIV, 1 febbraio 2026)

